lunedì , 22 ottobre 2018
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La legalità è una costante nella vita: parola di Rosa Passarelli

Domenica 17 novembre all’incontro sul carcere minorile Rosa Passarelli del Comissariato di Conegliano ha spiegato ai ragazzi e qualche genitore l’importanza della legalità, una costante della nostra vita che deve essere trasmessa prima di tutto dalla famiglia.

Rosa inizia subito con un appello ai giovani: “Siete voi che portate a casa il messaggio agli adulti, c’è bisogno di un messaggio positivo.” E ancora: “Siate forti del vostro credo e della vostra fede, non dovete aver paura di chi è diverso e di esprimere quello in cui credete. […] Non dobbiamo vergognarci delle nostre origini, anzi, sarebbe costruttivo confrontarci con le culture diverse dalla nostra, oggi c’è molto bisogno di confronto.”

A Treviso sono presenti due istituti penitenziari, il carcere maschile per gli adulti e quello minorile, unico istituto per il triveneto: in entrambi si respira una multiculturalità tra gli ospiti che deve essere quotidianamente gestita. Carlo Silvano ci racconta, con parole e video, la vita e alcune storie di questi ragazzi e uomini, ospiti degli istituti, sottolineando le difficoltà durante la detenzione ma anche quelle di reinserimento nella vita quotidiana una volta terminata la pena.

Viene toccato anche l’argomento più di attualità, il caso delle baby prostitute di Roma. Il messaggio davvero incoraggiante è di non condannare queste ragazze, ma al contrario, di avere un atteggiamento il più positivo e costruttivo possibile. Rosa spiega infatti che sono persone che non hanno avuto nella vita un punto di riferimento forte, che dicesse loro che le scarpe firmate non sono alla pari della loro dignità. Un punto di vista davvero interessante, che probabilmente la maggior parte di non aveva minimamente considerato.

Rosa continua la sua testimonianza, facendo un appello ai ragazzi che dovessero affrontare qualche problema, o che vedessero qualcosa che non va intorno a loro: “Non dovete aver paura di rivolgervi a noi, io prima di essere un poliziotto sono una donna, una moglie e una mamma. […] Venite da noi anche per un consiglio, siete responsabili anche dei vostri amici. Le persone cattive puntano tutto sulla paura, mentre denunciare vuol dire prima di tutto essere ascoltati: da quel momento non sarete più da soli.”  Spiega poi di non avere paura del mobbing, ovvero quando chi ha denunciato qualcosa che non andava viene preso di mira.

Cerca anche, con successo, di sfatare i luoghi comuni sulla droga: le canne fanno male, e dalla canna si passa a droghe più pesanti. Le sue parole non lasciano alcun dubbio: “Non permettete ad alcuna sostanza di essere padrona del vostro cervello”.

Infine la nostra ospite ringrazia, ricordando ai ragazzi che la parrocchia è uno di quegli ambienti “cuscinetto” dove si possono commettere tanti errori, che non saranno mai irreparabili.

Per tirare le somme, si è parlato di legalità, di regole, di Costituzione, di denuncia, di droga, di prostituzione. Ma sopratutto di dignità.

La nostra poliziotta ci lascia con un messaggio chiaro, che arriva dritto al cuore: “Non permettete mai a nessuno di mettere in discussione la vostra dignità.”

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